Puntano al rilancio del sito

Ilva, due le cordate in campo al vaglio di un comitato di esperti

Ilva, due le cordate in campo al vaglio di un comitato di esperti

Dopo che Cassa Depositi e Prestiti ha dato oggi il suo ok, le cordate in campo per l'acquisizione dell'Ilva sono sostanzialmente definite e sono due: da un lato la multinazionale Arcelor Mittal col gruppo italiano Marcegaglia, trasformatore di acciaio, dall'altro il gruppo italiano Arvedi, produttore di acciaio, con la Cassa Depositi e Prestiti e la finanziaria di Leonardo Del Vecchio, il patron di Luxottica sceso in partita nelle scorse settimane proprio tramite Cdp. Va detto che due erano le cordate date in pole position per l'Ilva negli ultimi tempi rispetto ai 13 soggetti, sui 25 totali, che a febbraio scorso hanno manifestato interesse acquisire tutto il gruppo in amministrazione straordinaria da gennaio 2015 (l'Ilva e altre sette aziende partecipate), e due sono quelle che adesso si presentano all'appuntamento del 30 giugno, giorno in cui dovranno essere presentate le offerte di piano industriale e piano ambientale. Unica novita' e' che si sono sfilati dalla gara i turchi di Erdemir, che pur sembravano in pole position e alleati di Arvedi e Cdp. Cio' non toglie, comunque, che i turchi possano rientrare nella vicenda Ilva in seguito. Sia Arcelor Mittal con Marcegaglia che Arvedi con Cdp e la finanziaria di Del Vecchio puntano sul rilancio dell'Ilva e sulla ripresa del sito di Taranto. Sei milioni di tonnellate di acciaio l'anno e' l'obiettivo da cui ripartire almeno nella prima fase di riavvio dell'azienda, che ha vissuto quattro anni difficilissimi a seguito dell'inchiesta giudiziaria della Procura di Taranto per disastro ambientale, sfociata poi in sequestri di impianti e di prodotti finiti, nonche' in diversi arresti, e ora in un processo con 47 imputati appena cominciato in Corte d'Assise a Taranto. Solo che Arcelor Mittal e Marcegaglia da un lato e Arvedi dall'altro hanno idee e piani diversi sull'Ilva. Se Arcelor Mittal con Marcegaglia parla per ora di una marcia a tre altiforni - a Taranto quelli installati sono quattro: il 5, il piu' grande, e' fermo da marzo 2015 - e del mantenimento dell'attuale ciclo integrale, Arvedi, invece, apre alla possibilita' di sperimentare l'uso del gas al posto del carbon coke e di utilizzare nella produzione anche i forni elettrici. Un'innovazione di ciclo e di processo che sembra incontrare il consenso dei sindacati e della Regione Puglia che, attraverso il gas, vedono la possibilita' di dare un drastico taglio alle emissioni inquinanti dell'Ilva che e' uno dei principali problemi con cui la societa' e' chiamata a fare i conti. Inoltre, la sperimentazione del gas e' stata anche auspicata dalla Camera con un ordine del giorno quando, a febbraio, ha approvato l'ultima legge sull'Ilva, quella che fissava al 30 giugno 2016 l'individuazione del nuovo soggetto, adempimento che poi l'ultimo decreto, ora al vaglio delle commissioni della Camera, ha poi cambiato fissando al 30 giugno non piu' la scelta del nuovo gestore ma solo la presentazione delle proposte. Pur escludendo il gas perche', afferma, non permette di produrre acciaio di alta qualita', Arcelor Mittal e Marcegaglia assicurano comunque l'applicazione di tecnologie avanzate in grado di affrontare adeguatamente l'aspetto ambientale. Altro punto e' che sia Arcelor Mittal che Arvedi puntano ad integrare l'Ilva all'interno dei propri gruppi e schemi produttivi. E si sapra' solo fra quattro mesi chi prendera' in carico l'Ilva: il nuovo decreto affida ad un comitato di esperti nominato dal ministro dell'Ambiente, che avra' 120 giorni di tempo, il compito di vagliare i piani dei due offerenti. E la proposta ambientale, commenta il Governo, sara' quella che fara' la differenza, il criterio guida nella scelta finale. Una priorita' che sta bene a Taranto dove l'Ilva ha il suo polo produttivo piu' grande con 11mila addetti. Ma accanto al risanamento ambientale l'altro tema che pone Taranto e' il mantenimento dei posti di lavoro. Potrebbe essere probabilmente accettata una riduzione dei posti di lavoro, ma attraverso ammortizzatori sociali e strumenti di sostegno purché contenuta nei numeri, non certo un taglio secco e ampio della forza lavoro che oltreche' sui diretti Ilva si ripercuoterebbe anche sull'indotto.

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