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'La scelta decisiva' di Charlotte Link, recensione e intervista

Ci sono momenti nella vita che sono determinanti, punti di svolta che possono cambiarne per sempre il corso, nel bene e nel male. Spesso tutto dipende da una decisione, che a volte viene presa d’istinto, senza rifletterci.
E questo è proprio ciò che accade a Simon, uno dei principali protagonisti del nuovo libro di Charlotte Link: passeggiando un giorno su una spiaggia francese, triste e demoralizzato per l’ennesima delusione, si trova a sedare una lite e a salvare una giovane ragazza. E’ proprio questa sarà la “scelta decisiva” quella che segnerà la svolta, trascinandolo in un vortice di azione, pericolo e scelte importanti, che influenzeranno, senza via di scampo, la sua vita e quelle che la incroceranno.
In Bulgaria, intanto, una famiglia poverissima affida la propria figliola a una ” agenzia per modelle” illudendosi di un futuro migliore.
Una storia complessa,che intesse due storie, che si snodano una tra la Francia, sul cui sfondo imperversa la cronaca dei recenti attentati, e l’altra in la Bulgaria, stremata dalla povertà e succube di un sogno “occidentale” di fama e ricchezza. In una turbinio di avvenimenti i due fili arriveranno a intrecciarsi
Tutti i personaggi, abilmente tratteggiati dalla Link, veterana del thriller psicologico, si troveranno alle prese con decisioni importanti, prese o subite.
Perché la vita è tutta una scelta e il rischio maggiore è che queste scelte si trasformino poi in sensi di colpa.
Una trama molto articolata e che esplora la complessa psicologia dei personaggi tratteggiandoli abilmente e inserendoli in un romanzo corposo con ambientazioni ricche e accurate e nel quale non mancano colpi di scena.
Un folto gruppo di blogger ha avuto il piacere di incontrare Charlotte Link in occasione del suo recente viaggio in Italia.
Ormai da una ventina d’anni si dedica al thriller psicologico. Cosa la affascina di questo genere letterario?
Mi interessa descrivere persone normali che si ritrovano in situazioni straordinarie che ne modificano e a volte ne stravolgono gli equilibri. Voglio vedere come si comportano e come reagiscono, perché quando la normalità viene meno, si scopre la vera essenza delle persone.Questo è ciò che mi interessa.

Dove trae ispirazione per le sue storie e per i suoi personaggi?
Parto dalla normalità , dalle situazioni che tutti ci troviamo ad affrontare ogni giorno. Osservo come reagisce una persona. Questo è il primo passo. Da lì cerco di immaginare come potrebbe andare avanti la storia, senza che ci sia più nessuna relazione con la situazione iniziale. Allo stesso modo per i personaggi.
Non sono mai ispirati a persono che conosco, quelli potrebbero essere solo spunti. Osservo e rifletto sia sulle mie esperienze che su quelle di altri e da lì parto con la costruzione dei miei personaggi, nei quali cerco sempre di non immedesimarmi.
Credo sia fondamentale mantenere le distanze. E’ una questione di equilibri:da una parte devo immergermi nei sentimenti e nelle situazioni che sto descrivendo, dall’altra voglio rimanere oggettiva e neutrale.

Ci sono fatti di cronaca che l’hanno influenzata per la stesura del libro?
No, anche se poco prima di iniziare a scrivere avevo fatto un viaggio a Sofia: Parlando con la gente del posto, mi hanno raccontato di una ragazza scomparsa in circostanze misteriose, della quale non si sono più avute notizie. Questa è stata la prima scintilla della storia. Una volta tornata in Germania sono entrata in contatto con un regista teatrale che stava lavorando a uno spettacolo che trattava di questo argomento e che e mi ha fornito molto materiale.
Per quanto riguarda gli attentati terroristici accaduti in Francia ai quali accenno nel libro, devo dire che io ho una seconda casa nel sud della Francia, dove trascorro parecchio tempo. E ero lì in occasione di ogni attentato. Ho respirato l’atmosfera di paura e terrore e non potevo ambientare un romanzo in Francia senza raccontare di quella atmosfera.

Da due decenni scrittrice di best-seller. Sente la pressione di doverne scrivere ogni volta un altro?
Certo, la pressione psicologica c’è. Ci sono aspettative.
Ogni volta devi scrivere un libro se non più bello e migliore, almeno uguale ai precedenti. Non è facile da gestire.

Molti suoi romanzi sono stati trasposti in film. Cosa si prova a vedere le proprie storie sullo schermo?
Da tutti i miei libri sono stati tratti film ,almeno in Germania.
Cosa si prova? Beh, quando cedi i diritti del libro, lasci la tua storia in mano ad altri che, per ragioni commerciali e di audience, devono adattarla, spesso appiattendola verso il basso, così alla fine di tuo rimane giusto il titolo, nient’altro.

di CRISTINA AICARDI

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