SLOT MACHINE

Ennesima bocciatura del Tar al Comune fiorentino

Il Tar boccia per 12 volte l'ordinanza del Comune fiorentino sulle sale slot, le multe sono tutte nulle e si è perso solo tempo, il Sindaco Nardella rifletta su quanto viene detto dal Tribunale, è peculiare la scelta di un partito che poi vota, in parlamento, lo sconto di 90 Miliardi di Euro di evasione fiscale alle stesse società che quelle Slot Machine gestiscono e diffondono in tutta Italia, ma il Sindaco di Firenze confida nel decreto Minniti che dà ai sindaci più poteri e pensa ad un regolamento comunale

Firenze. Tar Toscana ha bocciato un’altra ordinanza del Sindaco, questa volta in merito agli orari di apertura delle sale giochi con slot. Risponde Nardella: "Stiamo pensando di realizzare un regolamento comunale, motivato meglio delle precedente ordinanza, approfittando del decreto Minniti. Proveremo a utilizzare lo strumento ancora più efficace che ci ha dato il decreto del Governo, che è dunque una norma nazionale, e che non c'era al tempo dell’ordinanza. Oggi abbiamo una carta in più da giocare”. Prosegue il Sindaco: “Il decreto Minniti dà ai sindaci più poteri per la salute pubblica e per la quiete pubblica. Possiamo individuare intere aree dove limitare in modo forte le attività di gioco d”azzardo”. Risponde il Consigliere di Firenze Riparte a Sinistra, Tommaso Grassi: "Il Tar boccia per 12 volte l'ordinanza del Comune sulle sale slot. Le multe sono tutte nulle e si è perso solo tempo per la incapacità del Comune di fare atti che possano resistere al giudizio legale. Il Sindaco Nardella rifletta su quanto viene detto dal Tribunale, che non nega in assoluto la possibilità del Comune di intervenire in merito agli orari di apertura delle sale gioco e neppure sulla possibilità, come sostenuto dalle numerose ricorrenti, che si potesse intervenire solo su alcune delle macchinette da gioco, ma boccia proprio l'istruttoria e le basi poste dall'amministrazione alla base della decisione... Ci colpisce che sia censurata la scelta di riferirsi a studi fatti in America – continua Grassi - che hanno ben poco a che fare con Firenze. E che siano stati citati dati che vengono definiti generici, indimostrati e non assistiti da studi scientifici o statistici. Le motivazioni sono 'evidente contraddittorietà' ed 'insufficienze', viziate da evidente illogicità. Un bel mix che stroncano l'ordinanza del Comune”. Gli fa eco il pensiero del capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Vecchio, Francesco Torselli: “In principio furono i falsi mimi, che in un impeto da sceriffo il sindaco Nardella annunciò di aver definitivamente allontanato da Firenze, salvo vederli tornare, come se niente fosse, solo qualche giorno più tardi, invadenti ed arroganti come nella loro peggiore tradizione. Poi fu la volta della ‘task force’ anti abusivismo, anch’essa ridotta ad una mera boutade, visto che gli abusivi, ormai, imperversano in ogni angolo del centro cittadino. E poi ancora il regolamento contro il proliferare dei Minimarket, bello e (quasi) condivisibile sulla carta, ma assolutamente inattuato e forse anche inattuabile in città. Infine la guerra al gioco d’azzardo, dopo le reiterate denunce da parte di cittadini e comitati su come alcuni quartieri fossero letteralmente invasi da sale gioco e slot machine. Peccato che oggi, per l’ennesima volta, per il nostro primo cittadino sia arrivata, inesorabile la bocciatura da parte del TAR”. Anche stavolta infatti il TAR è stato chiaro: "l'ordinanza del Sindaco di Firenze appare essere caratterizzata dalla completa assenza di una qualche considerazione degli interessi dei gestori, alla luce del principio di proporzionalità". Continua Torselli: "Del resto che ci possiamo aspettare da un partito, quello a cui appartiene il sindaco di Firenze, che vorrebbe trattare come appestati quei gestori che, per sopravvivere alla crisi, istallano all’interno dei propri esercizi una Slot Machine, ma poi vota, in parlamento, lo sconto di 90 Miliardi di Euro di evasione fiscale alle stesse società che quelle Slot Machine gestiscono e diffondono in tutta Italia”.
di CLAUDIA RIGACCI

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