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Una perfetta sconosciuta di Alafair Burke

Alice Humphrey, figlia di un famoso regista di Hollywood, incontra casualmente l’affascinante Drew Campbell a una mostra di quadri a Manhattan. Disoccupata da mesi dopo aver lavorato presso il Metropolitan Museum of Art,accetta senza porsi troppe domande il lavoro che Campbell le offre, dirigere una nuova galleria nel quartiere alla moda Meatpacking District. Tutto sembra procedere alla perfezione, i sogni di Alice sembrano finalmente sul punto di realizzarsi, almeno fino a prima di trasformarsi in un incubo quando, il giorno successivo all’inaugurazione, trova Drew morto e lei diventa la principale sospettata dell’omicidio. Per dimostrare la sua innocenza, la protagonista dovrà scavare in profondità nella storia della sua famiglia, mettersi in discussione e scoprire sulla propria pelle di chi può davvero fidarsi perché nel gioco delle parti tutti i personaggi che le gravitano intorno hanno segreti da nascondere e scheletri negli armadi. Lei compresa. “Una Perfetta Sconosciuta”, il nuovo romanzo di Alafair Burke (figlia dello scrittore James Lee Burke), è un thriller dalla trama complessa, con parecchi personaggi, differenti punti di vista e sotto trame apparentemente non collegate fra di loro che si sfiorano e procedono parallele. La Burke lavora sui sentimenti, sul tradimento e l’inganno, sul desiderio di vendetta ed è abile a seminare prove e dettagli, a insinuare dubbi nel lettore rendendo il mistero di difficile da risolvere costruendo così un romanzo che, pur nella sua macchinosità, riesce comunque a mantenersi sempre equilibrato, coerente e soprattutto credibile. Credibilità che si rafforza grazie all’esperienza lavorativa della Burke come pubblico ministero e alle tematiche che si sviluppano intorno alla vicenda principale. L’autrice, infatti, pesca a piene mani dalla cronaca di tutti i giorni e si confronta con questioni sociali importanti e controverse come l’abuso dei social media, i problemi dei genitori single, il bullismo, la pedofilia e il fanatismo religioso. Il tutto sempre a beneficio della trama e del sorprendente finale, senza mai scadere nella predica e o in un moralismo falso e ipocrita.
di FERDINANDO PASTORI

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