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La donna che cancellava i ricordi di Brian Freeman

Non si può fuggire dai ricordi. Sopratutto da quelli inquietanti e traumatici che, nonostante gli sforzi, tornano sempre indietro come un boomerang affilato e pericoloso. Ma cosa accadrebbe se esistesse un modo per condizionare la memoria? Cancellare le esperienze negative e sostituirle con altre, positive e rassicuranti? Intorno a queste domande gira il nuovo romanzo di Brian Freeman, “La donna che cancellava i ricordi” (The nightbird), intenso thriller psicologico ambientato in una San Francisco affascinante, piena di misteri e contraddizioni. Luci e ombre. Una città che diventa testimone di una serie di morti sospette. Apparenti suicidi che, ben presto, si riveleranno invece opera di un serial killer che colpisce i pazienti della dottoressa Frankie Stein, controversa psichiatria capace di rimuovere fobie e paure dalla menti fragili di chi ha subito traumi permanenti. A trovare il collegamento fra i suicidi/omicidi è il detective della omicidi Frost Easton che, indagando a fianco della dottoressa (a sua volta obiettivo del killer), si ritroverà protagonista di un sfida e di un gioco mortale governato da regole folli e imprevedibili. Le trame di Brian Freeman sono sempre complesse, intricate e ricche di colpi di scena e il nuovo romanzo non fa eccezione. Il ritmo è incalzante e Freeman è bravo a seminare dettagli e a insinuare il dubbio pagina dopo pagina. I personaggi sono necessariamente complessi e problematici. Difficili da catalogare, non sempre empatici nei confronti del lettore e perennemente in lotta con i propri demoni. Con una memoria che non solo non concede sconti, ma che al contrario è sempre pronta a chiedere il conto. Perché sono i ricordi che “costruiscono” le persone e non si può mai davvero fuggire dal proprio passato.
di FERDINANDO PASTORI

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