CHAMPIONS LEAGUE

La Juventus non prende gol al Camp Nou, ora è semifinale

Barcellona aggressivo dal primo all'ultimo minuto, ma bianconeri mai in pericolo. Neymar alla fine scoppia in lacrime
La sofferenza era stata ampiamente preventivata. Allegri ne era consapevole e aveva chiesto alla squadra di non perdere il controllo, di avere consapevolezza del proprio status di grande squadra, di mantenere la lucidità necessaria per parare i colpi. E alla fine, tutto sommato, di sofferenza non ce n'è stata poi troppa. Certo, una prova difensiva durissima, ma la Juve l'ha superata alla grande. Zero gol subiti al Nou Camp, come già era accaduto allo Stadium. Mai un'evidente emergenza, mai un momento di rischio clamoroso. Le lacrime di Neymar alla fine esprimono la frustrazione di chi ha creduto nell'ennesima e leggendaria remuntada e si è scontrato contro il muro bianconero. "La partita che dovevamo fare" dice Allegri, con l'aria di chi si è tolto un peso più che di qualcuno che abbia messo un altro mattoncino sulla strada per Cardiff. In effetti la Juve non ha riproposto le meraviglie di otto giorni prima. In attacco solo Cuadrado è sembrato lucido e propositivo, mentre Dybala è stato forse condizionato dal recente infortunio di Pescara e Higuain non si è scrollato di dosso una pesantezza che lo accompagna spesso in queste gare di Champions. Ma ancora una volta Mandzukic e Dani Alves (l'uomo che ha fatto la differenza nei quarti, dove mesi prima era finito nel mirino di certa tifoseria superficiale) hanno spinto e remato sulle fasce, mentre Bonucci ha coordinato i perfetti meccanismi della difesa e Khedira e Pjanic si sono impegnati al massimo sulla mediana. E alla fine festeggiamenti logici, sulla scorta del 3-0 dell'andata, per un traguardo prezioso che catapulta la Juve in semifinale due anni dopo la finale di Berlino che aveva visto i bianconeri soccombere proprio contro il Barça. Venerdì il sorteggio di Nyon proporrà in ogni caso un'avversaria scomoda tra l'immarcescibile Atletico Madrid di Simeone, l'imprevedibile Monaco di Jardim o il brillante Real Madrid di Zidane.
di LUCA BORIONI

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