Il Neurochirurgo

Signoretti: "Il trauma cranico da incidente stradale: epidemia silente"

Il trauma cranico da incidente stradale: un’epidemia silente

Nel 2010 si sono verificati sulle strade italiane 207.000 incidenti stradali con 4.000 morti e 296.000 feriti. Con questi numeri l’Italia non aveva raggiunto l’obiettivo UE del dimezzamento del numero dei morti sulle strade nel 2010 rispetto ai dati 2001 fermandosi a -44%

Il trauma cranico costituisce la prima causa di morte e di disabilità permanente al mondo negli individui sotto i 45 anni di età e la causa più frequente di decesso a seguito di un evento traumatico, in genere un incidente stradale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito che attualmente gli incidenti stradali sono la nona causa di morte nel mondo fra gli adulti, la prima fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni e la seconda per i ragazzi dai 10 ai 14 e dai 20 ai 24 anni. Si stima, inoltre, che senza adeguate contromisure, entro il 2020 rappresenteranno la terza causa globale di morte e disabilità permanente. Il peso di questo problema non è distribuito in maniera uniforme ed è fonte di una crescente disuguaglianza tra i diversi Paesi, con svantaggi socioeconomici delle categorie di persone più a rischio. La metà dei morti a seguito di incidente stradale è dovuta al trauma cranio-encefalico (TCE).
L’incidenza del trauma cranico nel mondo è compresa in un ampio range che va da 152 a 430 casi per 100.000 abitanti, ed è difficile avere una stima precisa del fenomeno. In Italia circa la metà dei traumi cranici che richiedono ospedalizzazione e trattamenti neurochirurgici sono dovuti ad incidenti stradali. Si è calcolato che in media ogni 100.000 residenti si registrano annualmente 38 pazienti ricoverati con lesioni post-traumatiche intracraniche e sono necessari circa 11 interventi neurochirurgici.
Nel 2010 si sono verificati sulle strade italiane 207.000 incidenti stradali con 4.000 morti e 296.000 feriti. Con questi numeri l’Italia non aveva raggiunto l’obiettivo UE del dimezzamento del numero dei morti sulle strade nel 2010 rispetto ai dati 2001 fermandosi a -44% nel decennio 2001-2010, malgrado lo straordinario risultato del 2009 (-10,3% in un solo anno). Tuttavia il trend di miglioramento non si è arrestato: nel 2014, gli incidenti stradali con lesioni a persone sono stati 177.031, con la morte di 3.381 persone (entro il 30° giorno) e il ferimento di altre 251.147. Rispetto al 2013, il numero di incidenti scende dunque del 2,5%, quello dei feriti del 2,7% mentre per il numero dei morti la flessione è molto contenuta, -0,6%.
Nel 2015 il numero di incidenti scende ancora a 174.539, ma il numero delle vittime purtroppo è di 3.428 con 246.920 feriti. Per la prima volta dal 2001 riaumentano dunque le vittime della strada (+1,4% sull’anno precedente) mentre rallenta, ma non si ferma, il calo di incidenti (-1,4% su anno) e feriti (-1,7%).
Gli obiettivi europei prevedono un dimezzamento dei morti nel periodo 2011-2020, un target molto difficile da raggiungere: la riduzione media annua dei 28 Paesi membri è infatti stimabile intorno al 3,6%, contro una richiesta del 6,7%. Nella (nera) classifica europea dei decessi stradali, l'Italia è ancora quattordicesima. Ma cosa si può fare a tutto questo?.

Sensibilizzazione, prevenzione e cura…
Il primo passo da compiere è creare una “cultura” del trauma cranico. Diffondere le statistiche di questo evento devastante, spesso irreversibile e verso cui l’intera comunità scientifica che va dai soccorritori sul luogo dell’incidente, alle più alte e sofisticate tecniche e strategie di intervento chirurgico e rianimazione, fino alle più avanzate risorse di riabilitazione e recupero, spesso è impotente e raggiunge risultati poco soddisfacenti. La mortalità a seguito di trauma cranico nell’ultimo ventennio non si è mossa di un punto decimale rimanendo inchiodata al 30%. La disabilità grave è invece raddoppiata, con tendenze all’aumento raggiungendo il 16%. In sostanza un trauma cranico su due ha una prognosi infausta e questo sta a significare che esiste un danno “primario” legato all’impatto stesso, verso cui poco si potrà fare in termini terapeutici. Occorre insomma prevenire.

*Dirigente Neurochirurgo, AO S.Camillo-Forlanini. Coordinatore sezione neurotraumatologia Società Italiana Neurochirurgia.

di STEFANO SIGNORETTI*