Cina

Lunedi' nero per le Borse, in calo 2.800 titoli

Lunedi' nero per le Borse, in calo 2.800 titoli
"La Cina deve rafforzare la leadership del Partito Comunista Cinese sul lavoro finanziario", ha detto Xi in dichiarazioni riprese dalla stessa Xinhua, "rimanere legata alla regola di base di cercare il progresso mantenendo la stabilita', e rispettare le regole dello sviluppo finanziario".
Lunedi' nero per le Borse cinesi. Oltre 2.800 titoli hanno chiuso in calo nella giornata di oggi sulle piazze di Shanghai e Shenzhen, con cinquecento di questi che hanno toccato il limite giornaliero di ribasso del 10%. In totale, 1.200 titoli hanno subito un calo di oltre il 7%. Il calo piu' vistoso si e' verificato sulla piazza di Shenzhen, dove l'indice Component ha ceduto il 3,57%, a 10055,80 punti, mentre Shanghai ha contenuto le perdite, cedendo a fine seduta l'1,43%, a quota 3176,46 punti. La seduta di oggi si presentava complicata gia' dal mattino, segnata dal panico degli investitori nonostante i dati provenienti dall'Ufficio Nazionale di Statistica cinese indicassero una crescita al di sopra delle aspettative e al di sopra dell'obiettivo fissato dal governo per il 2017. La Cina ha avuto una crescita del 6,9% nel secondo trimestre, allo stesso livello dei primi tre mesi, e l'economia cinese sembra indirizzata verso la prima accelerazione di crescita rispetto all'anno precedente dal 2010. A pesare sulle contrattazioni sono state, pero', le conclusioni della National Financial Work Conference, la riunione a porte chiuse che si tiene una volta ogni cinque anni da parte delle massime autorità finanziarie cinesi, e durante la quale i vertici della finanza e della politica cinese decidono le linee da seguire per le riforme del settore. Alla riunione di venerdi' e sabato scorsi, generalmente presieduta dal primo ministro, era presente lo stesso presidente cinese, Xi Jinping. I dirigenti pollici nazionali hanno discusso dei rischi del sistema finanziario cinese e in particolare dell'eccesso di leva finanziaria, temi che erano gia' stati al centro delle attenzioni dello stessi Xi, ad aprile scorso. Al termine della riunione, il governo cinese ha annunciato la nascita di una commissione a supervisione di tutto il sistema finanziario cinese, la State Council Financial Stability and Development Commission. Il nuovo organo potrebbe essere visto come una sorta di "super-regolatore" che permetterebbe alle tre authority finanziarie del Paese (che oggi controllano i settori bancario, finanziario e assicurativo) di operare piu' strettamente e di comune accordo. Un'analisi dei documenti scaturiti dalla riunione operata da Credit Suisse aveva evidenziato che la parola "rischio" compariva 31 volte nelle note, mentre la parola "regolamentazione" veniva citata 28 volte. Piu' in generale, la conferenza finanziaria di settimana scorsa ha avuto tre esiti principali, secondo quanto scrive l'agenzia Xinhua: permettere al settore finanziario di servire meglio l'economia reale, contenere i rischi finanziari, e approfondire le riforme finanziarie. I leader cinesi si sono concentrati soprattutto sul contenimento dell'effetto leva nel settore finanziario, il fattore di maggiore rischio per la finanza cinese, che impensierisce anche gli analisti dell'agenzia di rating Moody's, che a maggio scorso hanno declassato per la prima volta dal 1989 il debito cinese. "La Cina deve rafforzare la leadership del Partito Comunista Cinese sul lavoro finanziario", ha detto Xi in dichiarazioni riprese dalla stessa Xinhua, "rimanere legata alla regola di base di cercare il progresso mantenendo la stabilita', e rispettare le regole dello sviluppo finanziario".

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