Cold Case

Omicidio Caccia: ergastolo a Schirripa ma giustizia non ancora fatta

Rocco Schirripa
"C'è ancora molto da fare, speriamo che non finisca qui. Ci sono ancora tante cose da indagare e da aggiungere".È questo il primo commento di Paola e Cristina Caccia, figlie del magistrato assassinato nel 1983, dopo la sentenza che ha condannato Rocco Schirripa all'ergastolo.
Milano, 17 luglio 2017 - La Corte d'Assise di Milano ha condannato all'ergastolo Rocco Schirripa, ritenendolo uno degli assassini del magistrato Bruno Caccia. Il giudice fu ucciso da un commando della ndrangheta nel giugno del 1983. "C'è ancora molto da fare, speriamo che non finisca qui. Ci sono ancora tante cose da indagare e da aggiungere".È questo il primo commento di Paola e Cristina Caccia, figlie del magistrato assassinato nel 1983, dopo la sentenza che ha condannato Rocco Schirripa all'ergastolo. "Siamo d'accordo con la sentenza - hanno aggiunto le figlie di Caccia - dalle intercettazioni emergeva che Schirripa ha avuto un ruolo, anche se non si è capito quale". Cristina e Paola Caccia hanno ricordato di essere state loro a dare l'input alle indagini che hanno riaperto il 'cold case' presentando un esposto attraverso il loro avvocato Fabio Repici. "Avevamo indicato indizi e responsabilità compatibili con quanto emerso in questo processo - spiegano le sorelle Caccia - ma ci è stato detto, e questo abbiamo faticato ad accettarlo, che il processo doveva restare nel perimetro delle responsabilità di Schirripa. Non possiamo dire che giustizia e' stata fatta, sul movente c'è ancora molto da fare e da capire. Ora speriamo che si possa allargare. Ci fa arrabbiare che sia passato tutto questo tempo, 34 anni, e che siano sempre i familiari a dover pungolare la giustizia per chiedere chiarezza".

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