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Il cadavere nel bosco di Stuart MacBride

La primissima cosa che mi viene in mente dopo aver letto Il cadavere nel bosco? Non mi sono annoiata neppure un nanosecondo… Nel suo saggio su Il mestiere di scrivere, lo scrittore Murakami spiega che in un libro lungo all’autore è consigliato di prendere delle pause, di rallentare un po’ il ritmo, manovra che sarà senz’altro gradita dal lettore. Non so come la pensiate voi ma io – nonostante il grande amore che nutro per lo scrittore giapponese – quando leggo un Thriller non amo molto sospensioni, pause o interruzioni nella narrazione. Per questo il noir di Stuart MacBride mi ha completamente soddisfatta. L’ho scoperto nella perigliosa scalata alla classifica di Amazon e mi ha attratta per quell’alone di mistero che la sinossi lascia intravedere ma anche per l’ambientazione insolita, una Scozia tenebrosa e cupa, fotografata nella sua stagione invernale. Il cadavere nel bosco è un Noir di 509 pagine, ma tante ne occorrono all’autore per dipanare una vicenda complessa che ha il suo incipit proprio con il ritrovamento di un cadavere non identificato tra gli alberi di una foresta nei dintorni di Aberdeen. I rappresentanti della “polizia di Scozia”, che sono alla ricerca di un uomo del quale la moglie ha denunciato la scomparsa, credono in un primo momento di essere di fronte al corpo seviziato di questi, ma il suo assassino ne ha avvolto la testa in un sacchetto di plastica. Bisognerà quindi attendere l’autopsia per avere certezza della sua identità. È un periodo difficile, in questa regione del Regno Unito, solo qualche giorno prima è stato trovato il corpo seviziato di una giovane donna, abbandonato in condizioni simili a questo. Che si sia alle prese con gli efferati delitti di un serial killer? È il primo interrogativo che il capace autore scozzese condivide con noi lettori. La vita è una brutta gatta da pelare, si potrebbe commentare nell’osservare lo scorrere delle esistenze dei protagonisti di queste pagine. Protagonisti ben noti al pubblico italiano, per i quali la Newton Compton ha già tradotto i precedenti episodi. Questo Noir è l’ultimo di una serie che sta via via raccogliendo Fan sempre più entusiasti in tutta Europa. La ragione? Semplice: accanto a trame avvincenti e dal ritmo serrato, MacBride ha cura di portarci nel quotidiano dei suoi protagonisti. Uomini e donne descritti con realismo, dei quali apprendiamo a poco a poco passioni e tormenti. Le loro vicende potrebbero essere le nostre, così come le loro difficoltà, i dubbi ma anche le speranze. Tornando alla trama, l’ho definita da “Noir” perché sia la descrizione degli avvenimenti sia il suo epilogo hanno poco da spartire con il Thriller americano contemporaneo. Seppure è evidente che l’autore ha fatto sua la lezione di Raymond Chandler e Dashiell Hammett, nelle sue pagine si avverte uno stile da Europa del Nord, più vicino a molti autori scandinavi che non al Pulp made in USA. Le atmosfere, le reazioni emotive dei protagonisti sarebbero senz’altro piaciute a Henning Mankell. Leggendo Il cadavere nel bosco scopriamo che nella verdeggiante Scozia prolifera una criminalità organizzata, dedita al traffico di droga et al riciclaggio et alla gestione della prostituzione, che poco o nulla ha da invidiare alla ‘ndrangheta dei nostri territori. Ed è proprio verso questa criminalità che si dirigono i primi sospetti degli agenti incaricati dell’indagine. Quello che ben presto scopriamo, però, è che non vi sono confini netti tra il “bene e il male”, tra chi oltrepassa i confini tutelati dalla Legge e chi amministra la Giustizia. Vi è anzi una sorta di commistione. Così può capitare che un serio sergente sia chiamato al capezzale di un Boss della malavita, e che questi affidi proprio a questo integerrimo poliziotto la gestione del suo lascito testamentario. Un poliziotto integerrimo? Fino a che punto ci si può spingere nell’esercizio del proprio dovere? Fino a dove può portare una scelta morale? Il sergente Logan McRae, nonostante la sua integrità, vedrà messe a dura prova le sue scelte da una serie di circostanze sulle quali perde ben presto il dominio. Un personaggio che parla, prima con la fidanzata in coma (alla quale deve staccare il respiratore decidendone o meno la morte) e poi con un se stesso sempre più incerto e dubbioso. Faide tra colleghi, ingerenze della Discipliare, insomma sembra non esserci pace in questa nevosa landa del Nord e la vita diventa per tutti sempre più una brutta gatta da pelare, senza un attimo di respiro… No, non è vero: il respiro c’è e compare all’improvviso. In un pomeriggio di buio alle quattro, in una notte di appostamenti o quando “tutto sembra sapere solo di vetri rotti” ecco spuntare un irresistibile humor, in grado di far sorridere ma anche ridere. Questa è la sorpresa che mi ha conquistata e definitivamente inclusa tra i Fan di questa serie. Un umorismo tipicamente scozzese che non solo alleggerisce l’atmosfera a tratti davvero cupa di questo racconto, ma che ci riconcilia con la vita, così difficile sì ma anche”leggera”, splendidamente colorata e frizzante.
di FLAMINIA P. MANCINELLI

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