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L’ira di Venere di Piergiorgio Pulixi

L’ira di Venere: venti racconti affilati come lame che incidono il cuore. Venti storie di donne, di mogli, di madri, di figlie. Venti declinazioni di amore e di odio, di vendetta. Perché le donne sanno amare in maniera incondizionata, e allo stesso modo sanno odiare. L’universo del sentimento femminile raccontato da un uomo che si è calato nell’animo femminile, proponendo storie raccontate in prima persona, attraverso gli occhi delle protagoniste. Personaggi forti, anche nel loro apparire a volte deboli e sottomesse, eroine tragiche, vendicatrici implacabili. A fare da fil rouge tra i racconti, l’unico personaggio che ritorna è il commissario capo Carla Rame,che si occupa dei casi e cerca di dare giustizia a queste donne. Ma quale giustizia? La legalità e la giustizia non contemplano i sentimenti e le ragioni del cuore. La giustizia d’amore non entra nei Codici e nei tribunali e Carla Rame lo sa… Pulixi ancora una volta dimostra una sensibilità e una delicatezza rare, un occhio attento a rendere le sfumature, gli angoli più segreti, le pieghe dei sentimenti. Difficile, se non impossibile, non ritrovarsi qua e là. Evidente in qualche racconto, il richiamo a fatti di cronaca. Pulixi racconta l’amore vissuto dalle donne: un sentimento totale, profondo, che resiste al tempo, che supera anche le nebbie della malattia, che sopporta rinunce, umiliazioni e vessazioni. Alcune si costruiscono il loro sogno d’ amore e cercano di adattare la realtà a quell’ideale, e resistono anche contro ogni evidenza, nella speranza che si avveri. Ma quando il loro sogno si infrange, quella stessa forza si trasforma in odio e con la stessa tenacia con cui avevano perseguito l’amore, tramano vendetta e l’ira di Venere non perdona. Lo stesso Pulixi dice nel racconto finale “La vendetta“: “Sono una donna. Ed è inutile prendersi in giro. Noi amiamo in modo diverso, in una maniera totale.Come se fosse sempre la prima volta. Ci perdiamo nell’amore. Ci lasciamo accecare volontariamente, senza compromessi. Ci crediamo sempre. Profondamente. E continuiamo a crederci, continuiamo a sperare anche quando tutto sembra collidere, quando ci troviamo sole in mezzo a una tempesta e la pioggia è così fitta che non riusciamo più a capire dove siamo ...”
di CRISTINA AICARDI

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