libertà di regime

Cina, anche Amazon piega la testa alla censura del Great Firewall

La Cina è ormai risaputo che opera la sua "governance" sul popolo attraverso un regime comunista che è l'unico a dirigere il Paese ininterrottamente dal 1947 ad oggi. La verità che sta oltre il regime, o per lo meno, le altre visioni e voci che il regime non l'accolgono, sono troppo spesso silenziate, prova ne è anche il "Grande Firewall" che impedisce l'accesso internet ai cinesi, per molti dei siti e motori di ricerca usati nel resto del mondo.
Pechino. Si sa, non esiste etica o libertà o diritti umani che tengano davanti ai capitali finanziari, almeno fino ad adesso.
Quando si parla di multinazionali e Governi, la salute ed il benessere dell'umanità sono spesso solo le parole usate per la pubblicità, di fatto si scoprono veleni, ma la cosa che veramente interessa sono la maggior produzione per il massimo rendimento ed il minor costo, non solo economico ma anche politico.
Non s'interrompono introiti miliardari per una questione etica.

La Cina è ormai risaputo che opera la sua "governance" sul popolo attraverso un regime comunista che è l'unico a dirigere il Paese ininterrottamente dal 1947 ad oggi. La verità che sta oltre il regime, o per lo meno, le altre visioni e voci che il regime non l'accolgono, sono troppo spesso silenziate, prova ne è anche il "Grande Firewall" che impedisce l'accesso internet ai cinesi, per molti dei siti e motori di ricerca usati nel resto del mondo.
Chi si è "ribellato" ha cercato di aggirare il sistema di censura con i Vpn, i virtual private network, e adesso è iniziata una diatriba tra le varie compagnie tecnologiche non solo cinesi ma anche internazionali ed il governo cinese, che ne impone la chiusura.

Quindi oltre alla cinese Beijing Sinnet Technology, anche Apple prima e Amazon adesso, preferiscono che gli utenti cinesi sottostiano al regime della censura: nessun più accesso al di fuori di ciò che il governo mette a disposizione.

Così i fatti sono che la Beijing Sinnet Technology, che cura i servizi di cloud business di Amazon in Cina, ha chiesto ai suoi clienti di interrompere l'uso dei virtual private network illegali "in base alle direttive del Ministero dell'Industria e dell'Information Technology" di Pechino.
La nuova misura avrebbe il beneplacito dello stesso gruppo di e-commerce: la Sinnet "ha il compito di assicurare che i suoi clienti in Cina si attengano alle regole locali", ha dichiarato un portavoce di Amazon al Wall Street Journal.

La Amazon si unirebbe quindi alla Apple nell'osservanza delle nuove regole su internet e specificatamente sull'utilizzo dei vpn in Cina. Il gruppo californiano aveva annunciato nello scorso fine settimana la rimozione dall'App Store cinese di circa sessanta app di vpn usate dagli utenti per aggirare il Great Firewall, destando reazioni contrastanti. La giustificazione della mossa da parte del Ceo, Tim Cook, e' stata che l'azienda avrebbe agito in osservanza delle leggi locali cinesi, come accade anche in altri Paesi.
"Preferiremmo ovviamente non dovere rimuovere le app", ha dichiarato il Ceo dell'azienda di Cupertino alla presentazione degli ultimi dati trimestrali, "ma come facciamo in altri Paesi, seguiamo le regole ovunque facciamo business".


E il business, in Cina, langue. Se infatti il terzo trimestre dell'anno fiscale 2017 e' andato generalmente bene, l'area della Greater China (che comprende anche Hong Kong e Macao) rimane il punto debole della Apple. Per il sesto trimestre consecutivo il gruppo di Cupertino vede scendere i ricavi: il calo e' del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e del 25% rispetto al trimestre precedente, poco sopra quota otto miliardi di dollari, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Apple, che patisce quote di mercato erose dalla concorrenza dei produttori locali.


COS'E' LA DISPUTA SUI VPN E COSA PREVEDONO LE REGOLE CINESI

Il Ministero dell'Industria e dell'Information Technology cinese ha emesso da Gennaio nuove regole per cui i vpn ed i servizi di connessione a internet senza licenza specifica del governo, per potere operare in Cina avranno bisogno di una nuova approvazione governativa.
Il Miit cinese parla apertamente, in una nota, di "sviluppo disordinato" della rete che "richiede urgente regolamentazione".

 

Se naturalmente accade che qualcosa trapela fuori dal Grande Firewall e si scopre che alcuni network privati sono già stati fatti chiudere, il Ministero dell'Industria e dell'Information Technology emette note spiegando che "quanto scritto dai media occidentali non e' vero. Stiamo lavorando a misure specifiche per regolare i servizi di vpn".
Green Vpn, che ha comunque sospeso il servizio il 1 luglio scorso, in una lettera ai clienti si e' scusata per il disagio promettendo risarcimenti e naturalmente l'indiscrezione e' stata smentita in maniera ufficiale dal governo cinese a distanza di pochi giorni. 

Un blocco totale dei vpn, viene, quindi ufficialmente escluso, e per il momento alcuni gruppi non cinesi che producono sistemi molto utilizzati nel gigante asiatico non avrebbero subito danni, ma, fa notare il sito web di informazione Sup China che ha seguito la vicenda, nessuna replica alle indiscrezioni e' finora arrivata dall'ente a regolamentazione di internet in Cina, la China Cyberspace Administration.


La governance di internet in Cina passerebbe da un accordo con i tre maggiori operatori del settore, China Unicom, China Telecom e China Mobile.
Dal prossimo anno, ha annunciato in un articolo Bloomberg, sarebbe vietato l'utilizzo di tutti i vpn, non solo quelli locali.
Forse la Green Vpn ha dovuto chiudere un pò prima.

 
di CLAUDIA RIGACCI