The Last Cowboy...

L’immagine sotto, scattata nel 1910 nei pressi di Bonham, Texas e colorata di recente, ritrae uno degli ultimi cowboy del “vecchio” West
L’epoca d’oro della tradizione “vaccara” americana è generalmente considerata essere il ventennio che parte dalla fine della Guerra Civile (1865) per arrivare circa al 1885, quando il mestiere è stato velocemente distrutto dal rapido sviluppo delle reti ferroviarie e la conseguente drammatica riduzione del fabbisogno di personale per accompagnare il bestiame dalle pianure sterminate ai mercati di destinazione. La recinzione delle terre aperte e l’arrivo dell’automobile e del camion hanno fatto il resto. Era una vita durissima. Si dormiva per terra con una semplice coperta, uno straccio, indipendentemente dal tempo che faceva, compiendo estenuanti marce di migliaia di chilometri - senza assistenza sanitaria, mangiando giorno dopo giorno la pancetta dismessa dall’Esercito cotta con i fagioli secchi, passando settimane senza potersi lavare. Un mestiere da disperati e da senzatetto. Il vestiario più caratteristico dei cowboy non fu tanto il cappellone o gli stivali dai tacchi alti, ma il gilet dalle molte tasche, per portare appresso ogni piccola necessità quotidiana. Per quanto la cosa non sia molto evidente nei moderni film Western, almeno un quarto dei cowboy erano neri, ex schiavi “liberati” dopo la guerra, ma a spasso, senza una destinazione. Gli altri erano perlopiù freschi immigrati: moltissimi tedeschi, ma non mancavano nemmeno gli italiani. L’inglese non era tanto parlato. Ci si arrangiava con una lingua franca mista di spagnolo messicano e una versione semplificata dell’americano. Il tutto era già finito quando il mandriano qui ritratto è stato ripreso, a quattro anni dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, sette anni dopo il primo volo dell’aereo dei fratelli Wright, quando già milioni di case americane all’Est erano state elettrificate a seguito dell’enorme espansione industriale. Buon proseguimento, James

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