SCUOLA IN CRISI

Ministro Fedeli, la sindacalista senza laurea che non rinnova il contratto docenti

Parlare di “buona scuola” e di “offerte formative” quando gli insegnanti sono stipendiati con contratti scaduti nel 2009 e ricevono in busta paga centinaia di euro in meno, è uno dei motivi che rende la scuola italiana un serbatoio di malcontenti che si trascina per forza d'inerzia, se il Governo vuole pubblicizzare un'educazione che sappia davvero dare i suoi frutti, ci stupiamo di come una sindacalista non abbia ancora capito che un buon risultato viene anche dal riconoscimento economico di chi, a quel risultato, ci lavora, naturalmente siamo anche molto lontano da un'equiparazione con gli stipendi europei e percepiamo almeno il 16% in meno rispetto ai colleghi europei
Firenze. Forse il Ministro all'istruzione s'interesserà al gravissimo stato economico in cui versano i docenti italiani.
Come sindacalista, ci stupiamo che la Fedeli non abbia mai affrontato il problema del rinnovo del contratto dei dipendenti del Miur, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca da lei diretto, pur senza laurea.

Parlare di “buona scuola” e di “offerte formative” quando gli insegnanti sono stipendiati con contratti scaduti nel 2009 e ricevono in busta paga centinaia di euro in meno, è uno dei motivi che rende la scuola italiana un serbatoio di malcontenti che si trascina per forza d'inerzia, accompagnando alla depressione una buona fetta del comparto docente.

Fortunatamente qualcosa si è mosso all'interno delle Università dove i professori, in questo caso fermi ad un contratto del 2011, hanno indetto uno sciopero bloccando gli esami di Settembre.
L'azione rivoluzionaria la dobbiamo al Proffessor Carlo Vincenzo Ferraro del Politecnico di Torino, che è riuscito a coinvolgere la categoria che sta sotto la voce “personale docente del Miur”, anche se per adesso solo i professori universitari.
Ferraro ha creato un “Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria”, cosa attualmente pressoché impossibile per gli insegnanti della scuola dell'obbligo, accompagnati nei decenni da un movimento sindacale che non è mai riuscito ad ottenere il rinnovo del contratto.

Lo sciopero inizia con i professori universitari per la sessione autunnale 16/17 con una lettera firmata da oltre 5400 docenti e ricercatori universitari, di cui 158 del Politecnico di Milano.
Il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria è nato per la dedizione del Pofessore del Politecnico di Torino, che da anni si batte per una questione seria, quella economica, rimanendo del tutto inascoltato.

Una prima ricognizione del tutto rapida e privata (nessuno ne ha parlato) ha fatto registrare spontaneamente circa diecimila adesioni, un risultato quasi eccezionale.

Se il Governo vuole pubblicizzare un'educazione che sappia davvero dare i suoi frutti, ci stupiamo di come una sindacalista come la Fedeli non abbia ancora capito che un buon risultato viene anche dal riconoscimento economico di chi, a quel risultato, ci lavora.

Come fa notare in un articolo Roberto Fedi, vedere che “nel paese della cultura (minuscolo non a caso) si arrivi a questi punti è deprimente. Come avere ministri così, aggiungiamo.”

Naturalmente siamo anche molto lontano da un'equiparazione con gli stipendi europei, tanto che l'Ocse è preoccupato e in Italia percepiamo almeno il 16% in meno rispetto ai colleghi europei.

Ad esempio, in Lussemburgo lo stipendio minimo di un docente delle scuole elementari è di circa 70mila euro annui, in Germania è di 38.395 euro, nel Belgio è 25mila euro, mentre in Italia siamo a meno di 20mila euro.
Considerando poi che la cifra aumenta con l'anzianità di servizio ed il contratto per i docenti della scuola dell'obbligo è fermo alla posizione acquisita nel 2009, la situazione è vergognosa.

“Gli insegnanti - ha detto la Fedeli - dovrebbero guadagnare quasi il doppio” rispetto a quanto guadagnano oggi, proprio “come già avviene in paesi come Francia e Germania”.
Ma, malgrado gli slogan, la stessa Fedeli ha annunciato aumenti irrisori, del tutto insufficienti a restituire ai docenti il potere d’acquisto perso negli ultimi anni, proponendo un terzo del dovuto.
di CLAUDIA RIGACCI

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