protesta contro decisione giudice

Corona, resta in carcere a Milano e inizia sciopero della fame

Fabrizio Corona deve restare in carcere. Lo ha deciso il giudice della Sorveglianza di Milano Beatrice Crosti, come anticipato da 'Mattino Cinque' e confermato dal suo legale Ivano Chiesa.
Il magistrato ha respinto la richiesta di affidamento in prova in una comunita' che era stata presentata nei giorni scorsi dalla difesa dell'ex 'fotografo dei vip'. Per protestare contro la decisione del giudice, Corona ha deciso di cominciare "lo sciopero della fame". Nel provvedimento, il giudice richiama la recente condanna a un anno di carcere per un reato fiscale e i suoi comportamenti durante l'affidamento in prova, prima di essere arrestato lo scorso ottobre. Tra questi le foto 'hot' in barca con la fidanzata Silvia Provvedi del maggio 2016. Fabrizio Corona e' ancora 'socialmente pericoloso' e, per questo, deve restare in carcere. Lo scrive il giudice della Sorveglianza di Milano Beatrice Crosti nel provvedimento con cui ha respinto la richiesta di affidamento in prova in una comunita' che era stata presentata nei giorni scorsi dalla difesa dell'ex 'fotografo dei vip'. "In assenza di positivi elementi di novita' - si legge nel provvedimento - e in presenza di plurime violazioni alle prescrizioni, di condotte illecite e di provvedimenti emessi dal Tribunale - Sezione Autonoma Misure di prevenzione che offrono elementi anche sulla attuale pericolosita' sociale del condannato, si ritiene che non si possa consentire a cosi' breve distanza, al di la' delle valutazioni in punto di ammissibilita', la concessione della richiesta misura". Tra le violazioni alle prescrizioni, i giudici ricordano che "il 9 gennaio 2016 veniva controllato dagli agenti della Polizia Stradale di Trani a bordo di un'autovettura in compagnia di pregiudicati"; "il 20 giugno 2016 veniva fermato da agenti della Guardia di Finanza di Milano durante un controllo stradale e trovato alla guida di un motociclo senza patente (revocata) alle ore 23 e 30, pur avendo l'obbligo di rientrare presso la propria abitazione alle 23"; "venivano inoltre pubblicate su una rivista di ampia diffusione (giugno 2026) immagini attestanti una condotta non adeguata alla misura in corso e Corona era in vacanza a Capri, pur non risultando agli atti alcuna autorizzazione da parte del magistrato". Il giudice da' conto anche del "progressivo andamento delle assenze di Corona ai colloqui concordati e ai controlli tossicologici alla luce dell relazioni di aggiornamento dell'UEPE (ufficio esecuzione pena) e del Sert" nel giugno 2016.

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