Eutanasia

Ambientalista veneziano andato a morire in Svizzera

L'uomo morto a Zurigo era un "ambientalista convinto, tra i fondatori dei Verdi italiani" e "non aveva mai smesso di partecipare a lotte sia territoriali che di portata globale: contro il nucleare e i mutamenti climatici, per la riconversione ecologica, per la pace".
Venezia, 11 ott. - Un ambientalista della provincia di Venezia, malato da tempo, ha scelto di andare a morire in una clinica di Zurigo, dove il decesso e' avvenuto oggi. A raccontare la vicenda sono stati il sociologo Gianfranco Bettin, ex assessore del comune di Venezia, e Luana Zanella, 'amici e compagni' delle battaglie ambientaliste del 67enne che, ricordano: "era anche un convinto sostenitore delle proposte per una legge sul 'testamento biologico' e sul 'fine vita' in Italia". "Nato nel 1958 l'uomo all'eta' di 19 anni, nel 1977, era rimasto paralizzato a causa di un incidente stradale. Nel tempo, le lesioni gravissime subite e problemi successivi ne avevano peggiorato la condizione, aggravata da una progressiva perdita della vista che lo aveva infine reso cieco", spiega Bettin. L'uomo morto a Zurigo era un "ambientalista convinto, tra i fondatori dei Verdi italiani" e "non aveva mai smesso di partecipare a lotte sia territoriali che di portata globale: contro il nucleare e i mutamenti climatici, per la riconversione ecologica, per la pace". "Il memoriale che ha lasciato e ci chiede di diffondere - conclude Bettin - ricostruisce la sua vita, il suo amore per la vita, la sua tribolazione, la sua lotta, la protesta per la insufficiente assistenza che le persone come lui ricevono dalle istituzioni preposte. Parlava da tempo di questa sua scelta finale. Lo faceva in termini ipotetici. Anche preparandosi a questo viaggio in Svizzera non la aveva descritto come il suo ultimo, ma come una sorta di sopralluogo, preparatorio a una eventuale scelta estrema" ricostruisce il suo amore per la vita, la sua tribolazione, la sua lotta, la protesta per l'insufficiente assistenza che le persone come lui ricevono dalle istituzioni preposte. Parlava da tempo di questa sua scelta finale". "Mi e' difficile immaginare il resto della mia vita in modo minimamente soddisfacente, essendo la sofferenza fisica e il dolore diventati per me insostenibili e la non autosufficienza diventata per me insopportabile. Sono arrivato quindi a immaginare l'accompagnamento alla morte volontaria, che e' il frutto di una lunghissima riflessione": e' un passaggio della lunga lettera che Loris Bertocco, 59enne di Fiesso D'Artico, in provincia di Venezia, ha inviato a Repubblica per spiegare la sua decisione di recarsi in Svizzera per il suicidio assistito. Loris, completamente paralizzato dopo un incidente stradale nel 1977 (all'eta di 18 anni), e cieco dall'eta' di 38, spiega di essere stato abbandonato dalle istituzioni e di non avere piu' soldi per curarsi. (AGI) (AGI) - Roma, 12 ott. - "Io sono stato e sono ancora convinto cha la vita sia bella e sia giusto goderla in tutti i suoi vari aspetti, sia quelli positivi che quelli negativi", scrive Loris che dall'incidente che lo aveva paralizzato, dopo difficili operazioni chirurgiche e sofferti percorsi di riabilitazione, era riuscito a riprendere in parte l'uso del suo corpo, fino a quando ulteriori cadute e periodi di forzata inattivita' hanno fatto regredire verticosamente le sue condizioni di salute. "Credo che sia giusto fare questa scelta (del suicidio assistito, ndr) prima di trovarmi nel giro di poco tempo a vivere come un vegetale, non potendo nemmeno vedere, cosa che sarebbe per me intollerabile", scrive sottolineando che, "proprio perche' amo la vita, credo che adesso sia giusto rinunciare a essa". "Il muro contro il quale ho continuato per anni a battermi - continua - e' piu' alto che mai e continua a negarmi il diritto ad una assistenza adeguata". "Perche' e' cosi' difficile capire i bisogni di tante persone in situazione di gravita', perche' questa diffidenza degli amministratori, questo nascondersi sempre dietro l'alibi delle ristrettezze finanziarie, anche quando basterebbe poco, in fondo, per dare piu' respiro, lenimento, dignita'?", aggiunge Loris che rincara: "E' necessario alzare la soglia massima relativa all'Impegnativa di cura domiciliare e fisica oggi fissata a mille euro, ferma al 2004 e quindi anacronistica e del tutto insufficiente per assicurare le collaborazioni indispensabili. Il mio impegno estremo, il mio appello, e' adesso in favore di una legge sul 'testamento biologico' e sul 'fine vita'. Vi sono situazioni che evolvono inesorabilmente verso l'insostenibilita'. Sono convinto che se avessi potuto usufruire di assistenza adeguata avrei vissuto meglio la mia vita, soprattutto questi ultimi anni, e forse avrei magari rinviato di un po' la scelta di mettere volontariamente fine alle mie sofferenze. Ora e' arrivato il momento. Porto con me l'amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario".

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