dal 2018 solo un osservatore permanente

Usa e Israele abbandonano l'Unesco, stessa motivazione: "Organizzazione anti-israeliana"

Immagine di repertorio
Dopo gli Stati Uniti anche Israele esce dall'Unesco, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco), e sempre per lo stesso motivo. Rappresaglia per l'ingresso della Palestina (formalmente l'Anp di Abu Mazen) nel 2011.
Ma soprattutto le risoluzioni su Gerusalemme quella che ha suscitato le controversie più profonde, se non la vera e propria furia di Israele. I fatti risalgono a due anni fa, quando l'apposito Comitato dell'Unesco approva con 24 voti a favore (tra cui Russia, Cina e Paesi arabi proponenti), 6 contrari (Usa, Gran Bretagna, Lituania, Olanda, Germania, Estonia) e 26 astensioni (tra cui Italia e Grecia) un documento sulla Citta' Santa. A far indignare Tel Aviv il fatto che nella risoluzione i luoghi sacri di Gerusalemme, inseriti dall'Unesco nei patrimoni storici da proteggere, siano stati denominati usando solo il termine arabo 'Al Haram al Sharif' (in italiano 'Spianata delle Moschee'). Lo stesso luogo e' denominato 'Monte del Tempio' dagli ebrei. La risoluzione Unesco, il cui titolo e' 'Palestina occupata', indica Israele come "un potere occupante", condanna "le crescenti aggressioni di Israele, in particolare degli estremisti di destra", disapprova "le restrizioni imposte da Israele all'accesso ai luoghi sacri", si rammarica "per il rifiuto di Israele di concedere i visti agli esperti dell'Unesco", si duole "per i danni causati dalle Forze armate israeliane", deplora il progetto israeliano di costruire due linee tranviarie nella citta' vecchia di Gerusalemme e un 'visitor center' a sud della Spianata. La risoluzione riafferma altresi' che la porta di Mughrabi e' "parte integrante della moschea Al Aqsa e della Spianata delle Moschee", che le tombe dei patriarchi a Hebron e quella di Rachele a Betlemme sono "parte integrante della Palestina". Gli Stati Uniti si sono ritirati dall'Unesco. La decisione è stata motivata accusando l'organizzazione dell'Onu basata a Parigi di "inclinazioni anti israeliane". Washington - ha affermato la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert - sostituirà la propria rappresentanza attuale con una "missione di osservatori". La decisione, ha spiegato in una nota la diplomazia americana, "non e' stata presa a cuor leggero". Essa "riflette le preoccupazioni degli degli Stati Uniti per le tendenze anti-israeliana e per la necessita' di una riforma fondamentale dell'organizzazione". Washington, prosegue la nota, "resta impegnata come osservatore con l'obiettivo di fornire contributi e punti di vista". Il passo compiuto dall'amministrazione di Donald Trump, che ha reso piu' saldi i rapporti con il governo israeliano di Benjamin Netanyahu, ripete quello fatto dall'amministrazione Reagan nel 1980, quondo Washington la lascio', per aderirvi di nuovo vent'anni dopo, quando alla presidenza ando' George W. Bush. Nel 2011 l'amministrazione Obama ridusse in modo consistente i fondi, reagendo in questo modo all'ingresso nell'Unesco della Palestina come Stati membro. La decisione Usa di ritirarsi dall'Unesco - rende noto il dipartimento di Stato Americano - entrera' in vigore il 31 dicembre 2018. Gli Usa intendono diventare poi un osservatore permanente della missione per "contribuire alle visioni, prospettive e competenze americane su alcune delle importanti questioni affrontate dall' organizzazione inclusa la tutela del patrimonio dell'umanita', la difesa della liberta' di stampa e la promozione della collaborazione scientifica e dell'educazione.

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