Unesco, il braccio culturale Onu che irritava gli Usa

L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) e' stata fondata a Parigi il 16 novembre del 1945 per incoraggiare i Paesi dell'Onu a collaborare nei settori dell'educazione, della scienza e della cultura. Una delle attivita' dell'Unesco e' di stilare una lista di patrimoni dell'umanita', ma tra i suoi principali obiettivi vi e' lo sviluppo di programmi scientifici, la promozione dell'alfabetizzazione nel mondo e del rispetto dei diritti umani. L'Unesco e' stata al centro di controversie, soprattutto durante gli anni '70 e '80, che raggiunsero l'apice con il ritiro degli Stati Uniti nel 1984 e del Regno Unito nel 1985 (che vi sono rientrati rispettivamente nel 2003 e nel 1997). L'accusa mossa nei confronti dell'Unesco era di essere politicizzato e anti-occidentale. In quel frangente l'Unesco aveva sviluppato un piano chiamato "Nuovo Ordine Internazionale dell'Informazione", per fermare le presunte bugie e la disinformazione che veniva diffusa nelle nazioni in via di sviluppo. L'occidente lo respinse come un tentativo del terzo mondo e di alcuni regimi comunisti di distruggere la liberta' di stampa. Soprattutto pero' e' la questione della risoluzione su Gerusalemme quella che ha suscitato le controversie piu' profonde, se non la vera e propria furia di Israele. I fatti risalgono a due anni fa, quando l'apposito Comitato dell'Unesco approva con 24 voti a favore (tra cui Russia, Cina e Paesi arabi proponenti), 6 contrari (Usa, Gran Bretagna, Lituania, Olanda, Germania, Estonia) e 26 astensioni (tra cui Italia e Grecia) un documento sulla Citta' Santa. A far indignare Tel Aviv il fatto che nella risoluzione i luoghi sacri di Gerusalemme, inseriti dall'Unesco nei patrimoni storici da proteggere, siano stati denominati usando solo il termine arabo 'Al Haram al Sharif' (in italiano 'Spianata delle Moschee'). Lo stesso luogo e' denominato 'Monte del Tempio' dagli ebrei. La risoluzione Unesco, il cui titolo e' 'Palestina occupata', indica Israele come "un potere occupante", condanna "le crescenti aggressioni di Israele, in particolare degli estremisti di destra", disapprova "le restrizioni imposte da Israele all'accesso ai luoghi sacri", si rammarica "per il rifiuto di Israele di concedere i visti agli esperti dell'Unesco", si duole "per i danni causati dalle Forze armate israeliane", deplora il progetto israeliano di costruire due linee tranviarie nella citta' vecchia di Gerusalemme e un 'visitor center' a sud della Spianata. La risoluzione riafferma altresi' che la porta di Mughrabi e' "parte integrante della moschea Al Aqsa e della Spianata delle Moschee", che le tombe dei patriarchi a Hebron e quella di Rachele a Betlemme sono "parte integrante della Palestina". L'Unesco, infine, deplora "con forza il blocco israeliano della striscia di Gaza e l'intollerabile numero di vittime tra i bambini palestinesi". Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, attacca l'Unesco: "Dire che Israele non ha connessioni con il Monte del Tempio e il Muro del Pianto e' come dire che la Cina non ha legami con la Grande Muraglia o l'Egitto con le piramidi". Dopo il voto il viceambasciatore palestinese all'Unesco, Mounir Anastas, sottolinea che la risoluzione "ricorda a Israele che e' una potenza occupante e chiede di mettere fine alle sue violazioni". In Italia risponde l'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane definendo "gravissima l'astensione dell'Italia. L'Unesco si pone fuori dalla storia e scrive, con pesanti responsabilita' dell'Italia e degli altri Paesi astenuti e favorevoli, una delle pagine piu' gravi e al tempo stesso grottesche della storia dell'Onu". La Spianata e' situata dove un tempo sorgeva il primo tempio all'epoca di re Salomone (nel decimo secolo avanti Cristo). Si tratta del sito piu' sacro della religione ebraica e il terzo luogo piu' santo dell'islam dopo la Mecca e la Medina (sulla Spianata sorge ora la moschea Al Aqsa, che puo' ospitare circa 5mila fedeli). Il luogo e' sacro anche per i cristiani, che ricordano le visite di Gesu' al tempio e le sue dispute con i sacerdoti. Dopo la distruzione del Tempio ebraico, operata dai Romani, rimangono oggi solo alcuni tratti del suo Muro occidentale di contenimento, detto appunto 'Muro del Pianto'.

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