da 24 anni era al 41 bis

È morto il boss Totò Riina, 'Capo dei capi' di Cosa nostra

Totò Riina
Totò Riina, il 'capo dei capi' della Mafia, e' morto nella notte a Parma. Aveva appena compiuto 87 anni ed era ricoverato in coma farmacologico nel reparto detenuti dell'ospedale del capoluogo emiliano, dopo il secondo intervento chirurgico nel giro di pochi giorni. Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, Riina era considerato ancora il boss indiscusso di Cosa nostra, malgrado da allora sia rimasto rinchiuso in carcere in regime di 41 bis per scontare i 26 ergastoli a cui era stato condannato. Il legale di Riina, Luca Cianferoni, raggiunto telefonicamente ha chiesto il massimo riserbo.
Ieri erano arrivati a Parma la moglie e la figlia, dopo l'autorizzazione del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e a Parma e' in arrivo anche un altro figlio, Salvo, che ieri aveva fatto gli auguri per il compleanno al padre con un post su Facebook: "Per me tu non sei Toto' Riina sei il mio papa'", aveva scritto il terzogenito del boss e di Ninetta Bagarella che ha scontato 8 anni in carcere per mafia, "in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papa'. Ti voglio bene, tuo Salvo". Un altro figlio, Giovanni, si trova invece in carcere. Riina era malato da anni, ma negli ultimi mesi le sue condizioni si erano aggravate tanto da indurre i legali a chiedere a luglio un differimento di pena per motivi di salute. Il tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva pero' respinto la richiesta finche' ieri il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha concesso ai familiari un incontro straordinario col boss. Riina non si era mai pentito per le decine di omicidi compiuti (il primo a Corleone negli anni '50) e le tante stragi da lui ordinate, tra cui gli attentati del 1992 in cui furono uccisi Falcone e Borsellino e quelli del 1993, nella penisola. Fu suo l'ordine di scatenare un'offensiva armata contro lo Stato nei primi anni '90. Riina era ancora imputato nell'ultimo processo a suo carico, quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, che lo vede accusato di minaccia a Corpo politico dello Stato.

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