Pizza

Martina, altro grande successo del Made in Italy

La candidatura e' stata avviata dal Mipaaf nel marzo 2009 ed e' stata condotta da una specifica task force di esperti guidata dal professor Pier Luigi Petrillo.
Roma, 7 dic. - "Il Made in Italy ottiene un altro grande successo". Con queste parole il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, commenta l'iscrizione, da parte del Comitato Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell'umanita', dell'"Arte del Pizzaiuolo Napoletano" nella lista degli elementi dichiarati Patrimonio dell'umanita'. La candidatura e' stata avviata dal Mipaaf nel marzo 2009 ed e' stata condotta da una specifica task force di esperti guidata dal professor Pier Luigi Petrillo. "E' la prima volta che l'Unesco riconosce quale patrimonio dell'umanita' un mestiere legato ad una delle piu' importanti produzioni alimentari, confermando come questa sia una delle piu' alte espressioni culturali del nostro Paese - sottolinea Martina -. E' un'ottima notizia che lancia il 2018 come anno del Cibo. L'arte del pizzaiuolo napoletano racchiude in se' il saper fare italiano costituito da esperienze, gesti e, soprattutto, conoscenze tradizionali che si tramandano da generazione in generazione. E' un riconoscimento storico che giunge dopo un complesso lavoro negoziale durato oltre 8 anni, che premia l'impegno del Ministero al fianco delle associazioni dei pizzaiuoli. Ringrazio le istituzioni locali, la Regione Campania, gli esperti del Ministero e tutti quelli che col loro impegno hanno reso possibile questo risultato che ribadisce il ruolo di primo piano svolto dal nostro Paese nel valorizzare la propria identita' enogastronomica." Nel 2010 e' arrivata la proclamazione della Dieta Mediterranea, primo elemento culturale al mondo a carattere alimentare iscritto nella lista dell'Unesco; nel 2014, il riconoscimento della coltivazione della "Vite ad alberello" di Pantelleria, primo elemento culturale al mondo di carattere agricolo riconosciuto dall'Unesco. Ora "L'Arte del Pizzaiuolo Napoletano". Dei 6 elementi italiani riconosciuti dall'Unesco patrimonio dell'umanita', 3 sono riconducibili al patrimonio agroalimentare, a conferma che in Italia il cibo e l'agricoltura sono elementi caratterizzante la cultura del Paese. Non solo una vittoria, quanto piuttosto un punto fermo per ripartire nel consolidamento di una tradizione nel segno dell'innovazione. Il riconoscimento dell'arte del pizzaiuolo tra i beni immateriali dell'umanita' decretato dall'Unesco e' per la filiera del mondo artigianale legato alla pizza molto di piu' dell'ennesimo fiore all'occhiello per la cultura agrolimentare italiana. "Per tutti noi - spiega Antimo Caputo, imprenditore del settore farine molto attivo anche in ambito Confindustria - la decisione dell'Unesco e' solo l'ultimo passo di un cammino compiuto insieme che ha visto il primo pilastro nell'ottenimento dell'Stg. Abbiamo affermato insieme, industriali, associazioni di pizzaioli, istituzioni, che crediamo nella cultura del nostro territorio e sappiamo fare squadra per valorizzarla. Ora con un sigillo mondiale sul fatto che la pizza e' frutto non solo di ingredienti ma anche di una specifica tecnica, di codici particolari, di una artiginalita' dedicata, questo piatto non potra' essere piu' intaccato da falsi prodotti e da uno sfruttamento selvaggio a fini commerciali di una specialita' conosciuta in tutto il mondo". "L'arte del pizzaiuolo si e' tramandata sempre in genere da generazione a generazione - sottolinea Davide Civitiello, campione mondiale di pizza e formatore di pizziuoli - gia' per ottenere l'Stg era stata codificata in parte la nostra tecnica, e ora ci sara' maggior rigore nel rispettare una tradizione secolare. Per anni in America la pizza era solo quella prodotta da una catena industriale e non quella napoletana. Adesso non piu'. La pizza e' si' di tutti, e ognuno puo' cimentarsi nel farla, basti pensare che nel 2010 un importante trofeo mondiale di categoria e' andato a un giapponese chiamato Pasquale affettuosamente dai colleghi...ma lui e' venuto a Napoli e a Napoli ha imparato a impastare, a lievitare, a stendere. Il riconoscimento Unesco fa si' che adesso che se fai la pizza, solo se rispetti i metodi e i regolamenti di Napoli allora e' napoletana. E questo sgombra il campo da imitazioni che danneggiano l'agroalimentare italiano". "E' un riconoscimento che sentiamo nostro. E spero che sia l'avvio di un nuovo corso", dice netto Francesco Salvo, che con il fratello Salvatore e' uno dei pizziuoli di tradizione pluripremiati e noti agli intenditori. "Oggi si festeggia - aggiunge - ma poi dobbiamo passare presto a qualcosa di piu' strutturato. Si deve ripartire perche' dopo questa investitura mondiale dobbiamo dimostrare di poter tenere alta una tradizione. Tradizione che va rispettata ma anche fatta vivere e quindi rinnovata. L'Unesco dice al mondo che il pizzaiuolo non e' lo stereotipo dell'artigiano un po' giullare che spesso in molti leggono frettolosamente nel nostro mestiere o interpretano, ma un attore serio della filiera enogastronomica, una figura professionale che molte nuove leve stanno ceracndo di interpretare".

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