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E-commerce: solo un'impresa italiana su dieci vende online

E-commerce: solo un'impresa italiana su dieci vende online
Molti siti, poco e-commerce. Quasi tre imprese italiane su quattro (il 72%) hanno un canale che permetterebbe di vendere online, ma solo una su dieci ha ricevuto ordini. Solo Bulgaria e Polonia fanno peggio.
In entrambi i casi, l'Italia e' sotto la media europea, dove il 77% delle imprese ha un sito o un'app e il 16% ha concluso una vendita. I dati emergono da un'indagine di Eurostat che prende in considerazione solo le aziende con piu' di dieci dipendenti. La quota delle imprese che puntano sull'e-commerce e' ferma da due anni. Era del 12% nel 2010, e' cresciuta al 16% nel 2014 e li' si e' fermata. L'e-commerce, afferma Eurostat, "potrebbe offrire alle imprese la possibilita' di espandersi oltre i confini nazionali, raggiungendo clienti indipendentemente dalla loro posizione geografica". E la Commissione europea "mira a creare un Mercato unico digitale in cui il commercio elettronico tra gli Stati membri sia uniforme". Finora pero' resta solo un proposito. Se il 97% delle imprese europee vende e spedisce nel proprio Paese, meno della meta' (il 44%) lo fa in altri Stati Ue e poco piu' di una su quattro va oltre il continente. L'e-commerce italiano dimostra di avere una visione piu' internazionale rispetto alla media: il 55% delle aziende con un sito o un'app vende in Europa e il 35% a Paesi non comunitari. Una virtu' nata probabilmente dalla necessita': tra gli Stati con una maggiore propensione alla vendita oltreconfine ci sono (accanto all'Italia) Cipro, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Austria e Malta. Cioe' Paesi con mercati interni piccoli. Ma perche', nonostante gli obiettivi della Comunita' europea, il mercato unico digitale e' ancora lontano? Due imprese su 5 affermano di essere frenate da alcune difficolta'. Quella che impatta di piu' (per il 27%) e' il costo di consegna e di eventuale reso del prodotto. Ma la seconda barriera (indicata dal 13% delle aziende) non e' economica: manca la conoscenza di una lingua straniera. Pesano, infine, la burocrazia per risolvere dispute e contestazioni, gli adattamenti che il marchio richiede in mercati diversi e le restrizioni imposte da alcuni partner.

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