Istat: nel 2047 nasceranno solo 400 mila bambini

Ovvero la metà di coloro che passeranno a miglior vita. E' questa la fotografia dell'istituto demografico sul futuro del nostro Paese: nel giro di una trentina d'anni le nascite saranno il 50% dei decessi. A dirlo è il demografo Giancarlo Blangiardo, professore ordinario di Demografia all'Universita' di Milano-Bicocca

L'Italia in via di estinzione? Non ancora, ma i trend demografici sono allarmanti: continuando cosi', entro il 2047 avremo 400mila nati e 800mila decessi, il doppio, con saldi negativi vicini al mezzo milione l'anno. E' l'allarme lanciato dal demografo Giancarlo Blangiardo, professore ordinario di Demografia all'Universita' di Milano-Bicocca, alla luce degli indicatori demografici Istat sul 2017 presentati oggi. "Ci sono due aspetti da sottolineare: il primo e' che la popolazione totale diminuisce perche' le nascite calano drasticamente e le morti aumentano" spiega Blangiardo, che sara' relatore al Convegno Erickson "L'assistenza agli anziani" in programma a Rimini il 9 e 10 marzo. "Per la prima volta in un periodo "tranquillo" il saldo naturale e' cosi' basso (-183mila): era andata peggio di cosi' solo due volte nel nostro Paese, nel 1917 e nel 1918, anni drammatici tra epidemia di spagnola ed effetti della prima guerra mondiale. Il secondo aspetto e' che manca il ricambio generazionale, con la componente anziana della popolazione che tende ad accrescere. Gli over 65 rappresentano il 22,6%, in continua crescita rispetto al passato: cio' significa che stiamo progredendo verso un modello di Paese nel quale la presenza di persone vecchie o molto vecchie andra' ad aumentare in termini numerici, con un forte impatto su sistemi di welfare e sistemi sanitari". Un altro aspetto da non sottovalutare e' l'aumento della mortalita' del 5,1%. "Era naturale aspettarsi un aumento, alla luce di una popolazione invecchiata, ma la crescita e' stata significativa (+31mila decessi rispetto al 2016). Questo - prosegue Blangiardo - puo' evidenziare qualche segnale di debolezza del sistema sanitario nazionale soprattutto verso i piu' fragili. In questo quadro anche la speranza di vita non aumenta. Dal 1974 ad oggi e' sempre stata in crescita, a parte qualche "scivolone", l'ultimo nel 2015. Nel 2017 e' rimasta invariata per i maschi, con un leggero calo per le femmine. Insomma, si registra un arresto nel trend di crescita dell'aspettativa di vita che non e' confortante".
A livello generale, si puo' affermare che alcune tendenze si stanno consolidando. "Il problema - conclude Blangiardo - e' che queste tendenze possono portare a risultati difficili da gestire e ci dovrebbe essere un messaggio di contrasto a questi andamenti. I dati ci dicono che l'invecchiamento continua, arrivano segnali preoccupanti sulla sopravvivenza della popolazione, l'aspettativa di vita non cresce. E' evidente che dobbiamo gestire una crisi demografica che c'e', che e' stata sottovalutata e talvolta ignorata, e se non lo facciamo il finale della storia non sara' piacevole. Se continuiamo in questa direzione nel 2047, in Italia, avremo 400.000 nati e 800.000 morti: e' quello che vogliamo?".

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