Dopo la violenza all'Esquilino

Attori e artisti contro il degrado di Piazza Vittorio e di tutto il rione

Un gruppo di attori-registi e artisti, che fanno parte di una associazione nata lo scorso ottobre chiamata "Rete Esquilino Vivo", ha chiesto alle istituzioni come Il Comune, l'Arma e le forze dell'ordine un tavolo comune dove esporre progetti per non far morire il quartiere al centro della città eterna

Sono talentuosi, famosi e attenti alla sicurezza del loro quartiere. Sono attori e registi che si sono costituiti in un'associazione libera e spontanea, la "Rete Esquilino Vivo, nata lo scorso ottobre "a tutela" del rione dove abitano e che amano per difenderlo dall'illegalità. Spesso la domenica mattina presidiano il giardinetto al centro di Piazza Vittorio: quando vedono qualcosa di poco chiaro si scambiano informazioni tramite il telefonino e lo comunicano alle forze dell'ordine. In genere si tratta di azioni di spaccio rapide e difficili da arginare. Della "Rete Esquilino Vivo" fanno parte, oltre a commercianti e gente comune residente in questa piazza nel cuore di Roma, Carlotta Natoli, Daniela D'Antonio e il marito regista premio Oscar Paolo Sorrentino.
Dopo la violenza a Piazza Vittorio della senzatetto tedesca da parte di un cittadino senegalese, sono tornati a parlare per chiedere di nuovo maggior tutela di quello che è un quartiere multietnico e, per questo, culturalmente importante.
"Conosciamo la clochard violentata", ha spiegato Daniela D'Antonio, "come conosciamo tutti i senza dimora stanziali a Piazza Vittorio. Siamo dispiaciuti perché sono loro le persone più danneggiate dal degrado. Per questo è nato Esquilino Vivo, anche se chiariamo subito che la nostra protesta è in antitesi rispetto a un vento brutto che soffia in Italia in questo momento. Il nostro è un contrasto al degrado cercando di essere inclusivi". La giornalista si è poi appellata alle autorità e istituzioni.
"Rivolgo un appello affinché si raduni un tavolo che veda sedute insieme le istituzioni, il Comune, l'Ama e le forze dell'ordine per un progetto che riguardi tutti. Non chiediamo nessuna militarizzazione, è inutile, bensì la riqualificazione urbana e commerciale del rione perché se non c'è un tessuto commerciale vivo, il Rione muore"

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