La preoccupazione vera riguarda la creazione a scopi militari di uragani o altre tempeste violente, nonché di episodi di siccità oppure di inondazioni monsoniche. Oltre all’atmosfera, il documento estende le stesse protezioni a “litosfera” e “idrosfera”—rispettivamente, terraferma e mari—come anche allo spazio

Il giornalista Patrick Burke—dopo l’ennesimo annuncio della sospensione dei combattimenti per il controllo della città di Aleppo—ha fatto un censimento di questi episodi falliti, partendo dalla Guerra civile birmana del 1947 per arrivare agli attuali conflitti in Ucraina, nello Yemen e in Siria.

I fallimenti di guerra e i falsi "cessate il fuoco"

Quale storico “imperiale” Gibbon intimamente si doleva del declino romano di cui scriveva. Una sua preoccupazione era che gli imperi per natura fossero troppo grandi e troppo universali, che non lasciavano ai loro soggetti nessuna “via di fuga”

Prima che i genitori di figli non ancora “sistemati” si entusiasmino troppo per le opportunità offerte dalla carriera mafiosa, è bene ricordare che anche questa particolare versione dell’American Dream non è più attuale

La difficoltà a costituire delle forze armate efficienti—e sufficienti—basate unicamente su professionisti volontari è un problema in tutta l’Europa, specialmente da quando gli Usa hanno cominciato a dire che sarebbe ora che il Continente cominciasse a badare a se stesso

Una ricerca recentemente apparsa sul 'Journal of Public Economics' e condotta dagli economisti Niclas Berggren, Henrik Jordahl e Panu Poutvaara, analizza la questione e trova, tra l’altro, che: “I politici di destra sono più belli di quelli di sinistra in Europa, negli Stati Uniti e in Australia”, le tre aree geografiche prese in considerazione

Quando, nel 1982, l’Argentina e il Regno Unito sono entrati in guerra per le Isole Falklands/Malvinas, l’Italia perlopiù non se l’è sentita di fare troppo il tifo per il “perfido Albione”, nemmeno di fronte al disdicevole regime militare allora regnante nel paese sudamericano

Mentre l’Europa s’è scoperta brava a “invecchiare” l’avorio a servizio dei bracconieri e dei mercati asiatici, la Natura si è stufata e sta risolvendo la questione a modo suo attraverso una sorta di evoluzione accelerata. I bracconieri stessi, attraverso la selettiva uccisione degli esemplari più “redditizi”, stanno cambiando il corredo genetico dell’elefante africano a favore della nascita di animali senza zanne

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