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Riccione, la carica dei chiringuito: anche sul “mare d'inverno” la guerra continua

...quella tra bagnini e titolari dei bar-ristoranti sulla spiaggia, a colpi di ricorsi di questi ultimi che si sentono penalizzati dal regolamento comunale del 2016 che ha finito per "bucare", in molti casi, la normativa sulle concessioni demaniali
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Un chiringuito, di quelli veri. Foto viaggi.corriere.it

Fu lanciato nel 2016 dal nuovo sindaco, Renata Tosi, come l'innovazione che avrebbe reso eccellente e unica l'ospitalità sul litorale riccionese. Vale a dire, la possibilità di stipulare accordi tra bagnini e titolari di bar-ristoranti sulla spiaggia per la consegna diretta di alimenti e bevande ai clienti degli stessi stabilimenti balneari. Avrebbero potuto essere presi accordi dal bagnino unicamente con un solo chiosco, e, in via prioritaria, con quello frontista. Tale limite non era, invece, previsto per il chiosco.

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La spiaggia di Riccione potrà diventare Patrimonio Unesco. A maggior ragione serve chiarezza sui servizi. Foto newsrimini.it 

 

Un regolamento che fu subito battezzato in pompa magna “servizio completo sotto l'ombrellone” e fece dilagare i chiringuito (un nome già di per sé ridicolo, che sembra un tentativo di allineare le spiagge romagnole a quelle tropicali, notoriamente identiche), con l'obbligo di costituire una società tra chioschista e bagnino per aperitivi, colazioni e “servizio completo sulla sabbia”. Ora, sostengono i chioschisti, dopo due anni di sperimentazione appare evidente che il regolamento ha favorito soltanto i bagnini, che in realtà sono diventati baristi a tutti gli effetti e, sotto il profilo giuridico, esercitano ora sulla concessione demaniale una serie di potestà riservate soltanto ai chioschisti, concessionari effettivi.

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Questa è la vera ristorazione di qualità che ha fatto conoscere Riccione in tutto il mondo. Foto guest.net

 

Inoltre, la formula di società proposta dal regolamento comunale (una s.a.s.), riserva loro partecipazioni ridicole e, qualora rifiutino l'accordo, il bagnino può proporlo a esercizi che ne fanno incetta, magari distanti anche centinaia di metri. Insomma, il principio del servizio in comune con l'esercizio frontaliero viene completamente disatteso, e -sempre secondo i chioschisti, ma anche secondo fior di pareri legali- i bagnini finiscono per esercitare una concorrenza sleale. In definitiva, potrebbe nascere una nuova categoria: i “chiringuitari”, o “furbetti del lettino”, che potrebbero configurare un vero e proprio trust, abbassando inoltre la qualità del servizio bar e ristorazione per la smania di accaparramento dei servizi e, di conseguenza, la rinomanza di una spiaggia storica che attira ogni anno milioni di turisti. Del tutto inutili, fino ad ora, gli appelli all'Antitrust, e del tutto inerte un'amministrazione comunale smaccatamente -come si è constatato- “bagninara”. Che dovrebbe, invece, cercare di porre fine per il bene collettivo a questa guerra, facendo rispettare le regole da essa stessa emanate e, soprattutto, badando che non contrastino, nella pratica, con la normativa nazionale sulle concessioni demaniali.