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A Vinitaly, il vino dei Carmelitani Scalzi di Venezia

di Elena Bianco
Venezia e il suo vino. Da uve cresciute nelle corti, orti nascosti, broli. Un'idea che fu dell'Hotel Cipriani alcuni anni fa. Poi la "dorona" a Mazzorbo, isola della laguna. Oggi sono i frati Carmelitani che, addirittura, si presentano a Vinitaly
Le vigne dei Carmelitani scalzi (ph. Pattaro/Vision)
Le vigne dei Carmelitani scalzi (ph. Pattaro/Vision)

Verona - Il ponte degli Scalzi a Venezia è quella “scalata” che impegna veneziani e turisti che vogliano passare il Canal Grande dalla Ferrovia e arrivare a Santa Croce e al cuore della città.

Ma non tutti sanno che i frati Carmelitani che danno il nome alla struttura potrebbero essere presto famosi anche per un vino. Alla 52esima edizione di Vinitaly, infatti, sono stati presentati i due vini che hanno creato dopo aver recuperato delle viti a Venezia, raccolte nel vigneto-collezione della biodiversità nel brolo del convento veneziano, da vitigni che raccontano le origini mercantili della città: il Raboso delle Malvasie, la Marzemina, il Verduzzo e la Terra Promessa. I vini, un bianco e un rosso, sono ovviamente una rarità: 1.400 bottiglie che, con la suggestione della storia e dell’unicità, sfidano le grandi etichette del Vinitaly.

L'idea e' nata per ridare vita alle attività tradizionali del Convento. Era infatti usanza dei frati di auto prodursi il vino domenicale e da pasto, usando i vitigni presenti da decenni nei broli dei propri conventi. Le due bottiglie, dalla forma il più possibile vicina a quella utilizzata nel lontano passato, recano nell'etichetta due immagini dei dettagli della Chiesa dei Carmelitani Scalzi di Venezia: una statua del timpano e una parte del mosaico pavimentale. 

«Sono orgoglioso di voi e non sarei mancato a questa presentazione per nessun motivo al mondo», ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia rivolgendosi ai Carmelitani e al presidente del Consorzio Vini Venezia Giorgio Piazza, «perché dentro a queste bottiglie c'è qualità, sono vini buonissimi, ma ci sono la storia, l’identità, la spiritualità di questi straordinari frati vignaioli. Una fusione di materia e spirito di grande fascino».


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