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Non avere l'appendice protegge dal morbo di Parkinson. Per chi è stato operato, un sollievo

Rimuovere l’appendice protegge dal morbo di Parkinson. A questa conclusione arrivano gli autori di un articolo su Science Translational Medicine che ha analizzato dati epidemiologici su circa 1,7 milioni di persone
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Pitturiamo

(Galileo)

Rimuovere l’appendice protegge dal morbo di Parkinson. A questa conclusione arrivano gli autori di un articolo su Science Translational Medicine che ha analizzato dati epidemiologici su circa 1,7 milioni di persone. La ricerca, a cui hanno collaborato scienziati di varie nazionalità, suggerisce anche una possibile spiegazione: nelle appendici rimosse da persone sane, infatti, i ricercatori hanno individuato la presenza di aggregati di alfa sinucleina, una proteina coinvolta nella patogenesi del Parkinson.

Il morbo di Parkinson viene diagnosticato sulla base di sintomi motori, ma in realtà presenta anche caratteristiche diverse, come le disfunzioni gastrointestinali, che possono precedere anche di 20 anni i sintomi motori. Un collegamento tra Parkinson e intestino è emersa recentemente in alcuni studi che hanno evidenziato una influenza negativa diretta da parte del microbioma intestinale (quello che una volta chiamavamo flora batterica), che favorirebbe l’accumulo di proteine deformi, in particolare, l’alfa sinucleina.  Questa dall’intestino risalirebbe all’encefalo percorrendo il nervo vago (che collega intestino e cervello ), come proverebbe il fatto che la sua parziale rimozione riduce l’incidenza del Parkinson.

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Gli autori del nuovo studio hanno esaminato i dati su 1,7 milioni di pazienti svedesi seguiti per 52 anni, di cui 500 mila operati di appendicectomia. Alla fine dello studio è risultato la rimozione della appendice aveva ridotto di quasi il 20 per cento il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson e tardato l’età della diagnosi, superiore di 1,6 anni rispetto ai pazienti “integri”. Questo ultimo dato è stato poi confermato dall’analisi di un secondo studio su 849 persone diagnosticate per il Parkinson. In questo caso,  i ricercatori hanno rilevato un ritardo di 3,6 anni nello sviluppo della malattia nei pazienti che avevano subito appendicectomia. Ulteriore indizio è poi arrivato dall’analisi delle appendici rimosse da 48 persone, dove i ricercatori hanno individuato aggregati di alfa sinucleina simili a quelli trovati nel cervello di persone affette da Parkinson.

Questi risultati, assieme alle evidenze scientifiche precedenti, suggeriscono un ruolo dell’appendice dell’intestino crasso nello sviluppo del morbo di Parkinson, forse dovuto alla capacità degli aggregati di alfa sinucleina di risalire al cervello tramite il nervo vago, spiegano gli autori. È vero anche che la proteina potrebbe continuare a risalire da altre parti dell’intestino dopo la rimozione dell’appendice, ma ciò avverrebbe in minori quantità. Un’altra ipotesi è che il contributo dell’appendice alla malattia avvenga tramite infiammazione o alterazioni della flora batterica. Servono quindi altri studi per capire quale siano i meccanismi che collegano l’appendice al Parkinson.