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Seimila donazioni di sangue all'anno: Valle d'Aosta primeggia in Italia

di Sandra Lucchini
L'Associazione Volontari Italiani Sangue (Avis) è stata costituita, a Milano, nel 1927. Oggi, si avvale della collaborazione di 3.400 sedi italiane, tra cui 19 fondate in Svizzera negli Sessanta. La FIDAS nasce, nel 1975, nel basso polesine
manifesto nazionale che invita ad iscriversi alle associazioni di donatori

AOSTA. 'Io dono, tu doni, egli dona. Noi doniamo, voi donate  Essi vivono'. Il verbo 'Donare' declinato in favore della VIta, il dono più grande per l'umanità. Il regalo del proprio sangue ha coinvolto, in Valle d'Aosta, 3.500 cittadini-donatori, di cui 2,350 uomini. Tra i nuovi donatori, svetta, per la prima volta, il gentil sesso, con 40 unità in più. La maggior parte dei giovani oscilla in una fascia di età tra 26 e 35; il gruppo più consistente fa parte dei donatori 'storici' con un'età tra i 45 e i 55 anni; questi ultimi hanno l'opportunità di dare il proprio sangue ancora per una decina di anni, il limite massimo. Il 90 per cento dei donatori valdostani è iscritto all'Avis o alla Fidas, associazioni che qualificano la Valle d'Aosta in questo gesto di grande altruismo.

   Il 'Sistema sangue', oltre ad essere scandito dai numeri, si fregia del senso di solidarietà di molti cittadini, desiderosi di essere parte integrante di una azione tanto semplice quanto fondamentale per garantire la vita. I numeri, quindi, permettono alla regione più piccola d'Italia di sfoggiare il primo posto nella graduatoria della cessione programmata di sangue.

  Spiega il dottor Pierluigi Berti, direttore della Struttura Complessa di iImmunoematologia e Medicina Trasfusionale: "Produciamo  6 mila sacche all'anno e il nostro piano di cessione ad altre regioni è di 1.200 sacche .Ovvero, il 20 per cento." Puntualizza in dettaglio: "Tra il 2016 e lo scorso anno siamo passati da una produzione di 5.500 sacche annuali alle 6 mila. La Valle d'Aosta si inserisce al primo posto in quanto a percentuali. Siamo al doppio della seconda regione classificata, il Piemonte, in cui vengono raccolte 208 mila unità di sangue all'anno a fronte di una cessione di 21 mila".

 Seguono: la Lombardia con 425 mila sacche e una cessione di 11 mila; il Friuli Venezia Giulia con 59 mila e un trasferimento pari a 30 mila sacche alla regione Lazio e 25 mila alla Sardegna. Puntualizza il dottor Berti: " L'isola lo richiede per il contrasto all'anemia mediterranea, patologia genica per cui sono in fase di studio terapie mirate. Il Lazio si identifica con la capitale, metropoli considerata il più importante polo sanitario del Centro Sud.".

 Nel Veneto, la cessione programmata di 7.600 sacche annuali di sangue, si confronta con le 253  mila raccolte.

 C'è molto di più nel Sistema Sangue della Valleé. Ancora il direttore della Struttura Complessa: "In questi primi mesi risultiamo ancora ai vertici nazionali per l'incremento del plasma per la produzione di albumina e di altri farmaci emoderivari L'L'incremento è pari al 18 per cento. in più rispetto allo stesso periodo del 207", sottolinea l'immunoematologo.Che aggiunge: "La normativa europea che regola il  programma donazioni è stata recepita dal Sistema nazionale a tutela dei pazienti e dei donatori".

  Conclude, ricordando l'invio annuale al Centro Nazionale Sangue del rendiconto e dell'attività, della programmazione e dell'emergenza di sangue.